Strudel scaccia chiodo

In molti, dopo una relazione disastrosa, cercano consolazione nel sesso occasionale.
Detesto rientrare nel cliché, e mai avrei creduto che, al primo cedimento di autostima, anche io mi sarei lanciato sul miraggio machista e volgare di questo agire comune: sostituire i sentimenti con della facile e appagante compensazione ginnica.
Insomma, dopo la mia tragedia sentimentale con la pasta madre e l’amato panettone, mi sono rivolto a qualcosa di facile, veloce e terribilmente sexy. Inseguendo l’oblio della delusione e l’armonia dei sensi, al primo sorriso dello strudel, mi sono abbandonato alla gioia delle mele.
E’ un dolce povero, semplice da realizzare, ma creativo nella costruzione. Una volta compreso il procedimento del pastello, il ripieno si può perfezionare e calibrare a proprio gusto in infinite, appaganti, versioni.
Cliché nel cliché, e quella che sembrava solo un avventura, è diventata presto una vera relazione. Gli incontri casuali sono ora consuetudine, la passione si è trasformata in amore, e abbiamo raggiunto un sano equilibrio di gusto e gioia.
Il mio strudel 10 noci è un classico ripieno di mele e pinoli a cui ho aggiunto il succo di un intero limone a compensarne la dolcezza, e qualche noce. Una decina di semi sgusciati, ma interi, che a sorpresa ne spezzino il sapore omogeneo e la consistenza molliccia e rievochino un’antica tenerezza, il ricordo terroso di un amore finito, amaro, ma necessario nell’evolversi dei sentimenti.
strudel
Il Pastello:

10 gr zucchero  250 gr farina    25 gr burro a tocchi   un pizzico di sale
50 gr uova intere    acqua    burro fuso quanto basta
Il ripieno:
1 kg di mele Granny Smith  pelate e tagliate a fettine
100 gr di pinoli    10 noci sgusciate    150 gr uvetta sultanina
-50 gr zucchero    -1 limone     cannella

Al centro della fontana di farina aggiungete l’uovo, un po’ d’acqua, un pizzico di sale, e cominciate ad amalgamare. Lavorate vigorosamente e incorporate il burro a tocchi, e acqua quanto basta per arrivare ad un panetto liscio, asciutto e molto elastico (se doveste aggiungerne troppa lavorate il panetto più a lungo, ma non aggiungete farina). Fate riposare il pastello in  frigo, coperto, per circa 30 minuti.
Nel frattempo in una ciotola capiente sbucciate le mele, aggiungete un’abbondante spolverata di cannella, grattugiate la scorza del limone, premetene poi tutto il suo succo, e mescolate. Aggiungete infine uvetta e pinoli.
Preparate il pastello stendendolo in una forma rettangolare molto grande. Il pastello è molto elastico, i più esperti possono lavorarlo nel modo tradizionale, sollevando la pasta con il dorso delle mani e sfruttandone il peso per stenderla. Ai principianti come me, invece, basta usare il mattarello fino ad arrivare ad uno spessore di 2-3 millimetri.
Appoggiate la pasta su uno strofinaccio, spennellate la superficie con del burro fuso, e distribuite sopra il ripieno lasciando libero almeno un 1 cm di bordo. Posizionate nel mezzo le 10 noci in fila indiana e, aiutandovi con il canovaccio, avvolgete con attenzione la pasta e il ripieno in modo da formare un rotolo, con nel centro proprio la fila di noci. Saranno circa 10 fette, quindi immaginate che al taglio ogni fetta contenga una noce. Sigillate bene piegando i lati, lucidate con il burro fuso l’esterno e infornate a 210° per  circa 30 minuti. Durante la cottura spennellate ogni 10 minuti l’esterno sempre con del burro fuso.

Strudel 10 noci: 330 calorie ogni 100gr.
Calorie bruciate scrivendo questo post: 3

L’ArcheoForno: la grande abbuffata del ’59.

Durante gli scavi della metro C, in zona San Giovanni, è stato scoperto il più grande bacino idrico della Roma imperiale. In una vecchia anfora, fra tavole lignee e punte di frecce, è stato rinvenuto, in ottimo stato di conservazione, anche un numero de “La cucina Italiana“.

1959a
Lo strano reperto, datato Dicembre 1959, è oggi causa di forte imbarazzo tra le fila della Confederazione Nazionale Archeologi Professionisti (CNAP). Da accurati studi, risulterebbe che qualcuno tra gli archeologi incaricati nel ’59 dello studio di fattibilità del percorso della vecchia metro A, non solo avrebbe taciuto il ritrovamento del sito, ma fosse solito usarlo come nascondiglio segreto dove isolarsi dalla famiglia e dedicarsi alle proprie torbide passioni. Una vera doppia vita, ed i sospetti della confederazione cadono oggi su un ormai 80enne studioso di fama internazionale, che per dovere di privacy chiameremo Indiana Choux.
Qualche anno fa il sig. Choux attirò l’attenzione della comunità scientifica internazionale (e un non celato imbarazzo del governo), quando in vista della pensione, lasciò alla famiglia diritti e proventi delle sue pubblicazioni, e fuggì ad Amsterdam per aprire un piccola pasticceria. Una passione fino ad allora oscura, che mette oggi in nuova correlazione diversi misteriosi manufatti, tutti rinvenuti in importanti scavi in cui il sig. Choux ha partecipato in 60 anni di onorata carriera. Un antico Talismano della Felicità ritrovato in una stanza segreta nella Piramide di Cheope; un numero di Sale e Pepe calcificato fra le rovine di Petra; un poster di Antonella Clerici incastonato nella parate di un antro sacrificale nel tempio di Selinunte.
Ad incriminare l’archeologo è stato però un memorabile cenone di capodanno.
Nella notte di San Silvestro del 1959, il Sig. Choux diede prova delle sue superbe abilità culinarie, imbastendo un’opulenta tavolata di dolci per amici e colleghi. Croquembouche, panettone fritto, budino piemontese, arance in gelatina: proprio gli stessi dolci contenuti nel numero riaffiorato dalle macerie, i cui aromi ancora impregnati fra le pagine unte, si sono sprigionati nell’aria al primo sfogliare della rivista, risvegliando i ricordi dei fortunati archeologi che furono ospiti del banchetto.

1959croqtorta natalizia  arance in gelatina

1959f

Carta: 0 calorie ogni 100gr.
Calorie bruciate scrivendo questo post: 150.

L’ ArcheoForno

Nei mercatini di mezzo mondo, nascoste fra vasi Luigi Filippo e servizi d’argento spaiati, putrefatte tra inquietanti teste di bambole e claudicanti soldatini di stagno, schiacciate sotto pile di cartoline e sinistri vinili jazz, giacciono morte ogni anno migliaia di ricette dimenticate.
Sepolte nelle pagine ingiallite di vecchie riviste o dilaniate in grossi volumi tarlati, riposano inermi le burrose idee dei redattori del secolo scorso, comunemente detto il tempo d’oro dell’editoria.
Un’era antica, dove pur di riempire le mille pagine di concetti patinati, si scriveva qualunque cosa. E così in ogni rotocalco di rispetto, fra la piccola posta e l’oroscopo, subito dopo il cruciverba, sorgeva sempre orgogliosa l’ultima ricetta dell’estate, la dolce novità di questo Natale, la rivoluzione piccante dalla Spagna.
Gelosamente custodita nel taccuino della massaia, tramandata di pianerottolo in pianerottolo, inventate di sana pianta o consigliata dallo chef, raramente buona, ma sempre imbevuta del miraggio della scoperta e della novità, la mitica ricetta inseguiva settimanalmente fiera il sogno comune dell’Aspic perfetto.
Domenica scorsa a Porta Portese, il mercato delle pulci romano, in un cimitero di volumi a fascicoli e inserti, anch’io ho deciso di credere nel sogno: troverò il Sacro Graal della pasticceria Europea.
Il dolce perbene. L’intuizione geniale di un cronista appena assunto, in una casa editrice nazionale di metà secolo, che a corto d’idee baratta le dosi segrete della nonna per un pizzico di celebrità. E che ancora oggi, sepolto nell’oblio del suo pseudonimo femminile, pazientemente aspetta di essere riscoperto tra le rovine dell’impero editoriale e, finalmente, amato.

I primi risultati dai recenti scavi:
Guida alla cucina esotica insolita erotica.
A cura di E. C. Izzo. Sugar Editore. Novembre, 1964.
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Carta: 0 calorie ogni 100gr.
Calorie bruciate scrivendo questo post: 200.

Like a Cheesecake

Il POP è morto? Non lo so, ma ce la stanno mettendo tutta.
La verità è che questa storia di Suor Cristina mi sta ossessionando. Oggi attraversando la città per andare a lavoro ho contato le suore. Ben 63. Di cui 20 maschi.
Ed anche se non sono superstizioso, non è mai un bel modo di cominciare la giornata.
Io vivo a Roma, città assediata dalle ambizioni sfrenate delle tuniche nere: uomini e donne a caccia di fama che rinunciano a tutto pur di raggiungere il sogno di diventare papi. Ad oggi potevamo ancora difenderci dal loop felliniano di figurini neri che invadono la capitale alzando al massimo il volume dell’autoradio e cantando a squarciagola qualcosa di così perverso da far evaporare le acquasantiere di San Pietro. Ma la fame di papismo ha ceduto il passo a nuove forme di celebrità, ed ora che Suor Gaga è riuscita ad abbattere le ultime difese immuno-peccaminose del pop, il futuro sarà costellato di apocalittici successi: Bertone sarà giudice al prossimo X Factor, Bagnasco sarà il protagonista tatuato in Medjugorje Shore e a Ruini verrà affidato il compito di riedificare i Black Sabbath.
Questa sera, nella speranza di non veder mai Papa Francesco impastare tagliatelle paglia e fieno alla Prova del cuoco, a me non resta che infornare la mia Lemon Sandwich Cheesecake.
Perché se il pop è davvero in agonia, se i metallari vanno a messa ed i seminaristi in discoteca, io posso ancora ribellarmi rifungiandomi nell’ultimo peccato libero dalle ingerenze della chiesa, la gola.1
Ingredienti per 4 coppapasta da circa 10 cm di diametro di Lemon Sandwich Cheesecake.

Per la base:
-250 gr. di biscotti secchi (tipo digestive)    -150 gr di burro
-120 gr di zucchero di canna
Mettere nel mixer i biscotti con lo zucchero di canna e sminuzzare tutto finemente. Sciogliere il burro ed amalgamare poco alla volta ai biscotti fino ad ottenere un composto omogeneo.

Per la crema:
-400gr di formaggio fresco    -100gr di zucchero    -100gr di uova
-1 tuorlo  -70gr di panna    -15gr di amido di mais
-1bacca di vaniglia    -1 limone    -un pizzico di sale
In un recipiente sbattere velocemente le uova, Io zucchero e Ia vaniglia. Aggiungere il formaggio poco per volta ed amalgamare bene. Sempre mescolando aggiungere il succo del limone, un’abbondante manciata di zeste, l’amido, il sale e per ultima la panna liquida.
Procedimento:
Su una teglia ricoperta di carta forno adagiate i 4 coppapasta imburrati. Con la base biscotto create un fondo omogeneo all’interno delle forme. Riempite poi i coppapasta per ¾ della loro altezza ed infornate a 160 gradi per 45 minuti. Levate dal forno le cheesecake e fate intiepidire, poi scoppetate il contenuto.
Intanto in un’altra teglia stendete il biscotto rimasto in unica sagoma con lo stesso spessore che avete usato per i dolci e infornate per 15 minuti sempre a 160 gradi. Estraete la base, fate raffreddare bene e con i coppapasta ritagliate i 4 top del vostro sandwich. Impiattate e decorate a piacimento.2

Cheesecake: 400 calorie ogni 100gr.
Calorie bruciate scrivendo questo post: 1.

A Roma… un Novembre rosso shocking.

P Melograno copy
Una melagrana è maturata sul mio terrazzino. Troppo piccola per essere mangiata, è il frutto di un alberello che da anni rispetta il ciclo delle stagioni come in un vecchio sussidiario delle elementari.
A Marzo germoglia, a Maggio i fiori, a Novembre i frutti maturi, a Dicembre spoglia,  per arrivare a Febbraio nudo con solo qualche mela aperta e pochi semi marci rimasti attaccati.
Mentre vado al mercato a comprare la granata più grande del Lazio, pensando ai milleusi del suo prezioso succo zuccherino e acidulo, la mia testa incidentalmente si stacca e rimbalza fra i cattivi umori di questa giornata romana in allerta nubifragi.P Melograno blu copy
Al semaforo della piazza gli agenti della protezione civile mi scrutano con sospetto: se quel quarantenne in crisi si immedesima nel ciclo delle stagioni, le conseguenze ecologiche saranno irreparabili. Per consolarsi il suo forno resterà acceso così a lungo che il buco dell’ozono non sarà più causa primaria del surriscaldamento del pianeta.
E sì, di me direi che son già bell’e germogliato. La fioritura me le sono sparata tutta di un fiato negli incoscienti vent’anni, e giacché sospetto che anche i frutti migliori siano maturati dopo i 30, con i 40 ho la sensazione di esser entrato nella fase dei semi marci.
Arrivato a casa, con il frutto rubino e la scioccante notizia, a dire il vero, di infornare mi era passata la voglia. Inoltre, con il peso dell’inverno della mia vita alle porte, non sopportavo anche la responsabilità delle scie chimiche di vaniglia nell’aria.
Ho optato quindi per un rapida e rassicurante panna cotta scacciapensieri, con coulis di melagrana per dare senso alla giornata.
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E con mia sorpresa, il risultato è stato ottimo. Il voluttuoso grasso sapore della panna, liscia e morbida al palato, in pieno contrasto con l’acido rosso ruvido violento melograno, sono stati un’efficace consolazione di gusto.
Mi vergogno quasi a dare come prima ricetta di questo blog un esperimento così semplice, ma sono schizzofreneticamente di buonumore e chissà se alla fine di questa brutta stagione non ci sia in fondo solo un’inaspettata nuova e dolce primavera.
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Panna cotta di consolazione:
. 10 gr. di colla di pesce          . 400 gr. di panna          . 100 gr. di latte
. 100 gr di zucchero          . 1 bacca di vaniglia

Mettere a mollo in acqua fredda la colla di pesce per almeno 10 minuti. In un pentolino portare al punto di ebollizione la panna e lo zucchero ed aggiungere velocemente il latte freddo, la bacca di vaniglia e la gelatina ben strizzata. Amalgamare bene e riempire gli stampi. Raffreddare in frigo per almeno 6 ore.

Coulis di melograno:
. 1 frutto di melograno          . 30gr di zucchero.           . mezzo limone

Pestare i semi della melagrana direttamente in un colino. Raccogliere il succo (più o meno 50 cl) in un pentolino ed aggiungere zucchero e succo di limone. Far bollire a fuoco vivo per almeno 3 minuti mescolando bene. Per una coulis più solida e densa arrivare anche ad 8-10 minuti. Lasciar raffreddare e guarnire la panna cotta già impiattata.P8 copy

Panna cotta: 360 calorie ogni 100gr.
Calorie bruciate scrivendo questo post: 5.