L’ ArcheoForno

Nei mercatini di mezzo mondo, nascoste fra vasi Luigi Filippo e servizi d’argento spaiati, putrefatte tra inquietanti teste di bambole e claudicanti soldatini di stagno, schiacciate sotto pile di cartoline e sinistri vinili jazz, giacciono morte ogni anno migliaia di ricette dimenticate.
Sepolte nelle pagine ingiallite di vecchie riviste o dilaniate in grossi volumi tarlati, riposano inermi le burrose idee dei redattori del secolo scorso, comunemente detto il tempo d’oro dell’editoria.
Un’era antica, dove pur di riempire le mille pagine di concetti patinati, si scriveva qualunque cosa. E così in ogni rotocalco di rispetto, fra la piccola posta e l’oroscopo, subito dopo il cruciverba, sorgeva sempre orgogliosa l’ultima ricetta dell’estate, la dolce novità di questo Natale, la rivoluzione piccante dalla Spagna.
Gelosamente custodita nel taccuino della massaia, tramandata di pianerottolo in pianerottolo, inventate di sana pianta o consigliata dallo chef, raramente buona, ma sempre imbevuta del miraggio della scoperta e della novità, la mitica ricetta inseguiva settimanalmente fiera il sogno comune dell’Aspic perfetto.
Domenica scorsa a Porta Portese, il mercato delle pulci romano, in un cimitero di volumi a fascicoli e inserti, anch’io ho deciso di credere nel sogno: troverò il Sacro Graal della pasticceria Europea.
Il dolce perbene. L’intuizione geniale di un cronista appena assunto, in una casa editrice nazionale di metà secolo, che a corto d’idee baratta le dosi segrete della nonna per un pizzico di celebrità. E che ancora oggi, sepolto nell’oblio del suo pseudonimo femminile, pazientemente aspetta di essere riscoperto tra le rovine dell’impero editoriale e, finalmente, amato.

I primi risultati dai recenti scavi:
Guida alla cucina esotica insolita erotica.
A cura di E. C. Izzo. Sugar Editore. Novembre, 1964.
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